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27.11.2011 - Firenze Marathon PDF Stampa E-mail
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Running - Marcie
Scritto da Luca Gasparato   
Martedì 29 Novembre 2011 06:29

By Luca ....

Che maratona!! Che complicato tentare di spiegare qualcosa che va oltre a dei semplici numeri scritti su un tabellone cronometrico.

Non so veramente da dove cominciare, perché come sempre l'unico risultato che veramente mi interessa, è tagliare il traguardo, farmi mettere la medaglia al collo, e far così ritornare felice il bambino che c'è in me.

Devo riconoscere, che probabilmente con un risultato diverso, forse non avrei vagato nelle vicinanze della zona arrivo, con quegli occhi lucidi e pieni di lacrime, che non erano solo emozione, ma consapevolezza di far fatto qualcosa di importante.

Certo, migliorarsi è sempre una bella soddisfazione, ma non era in programma per questa trasferta fiorentina.

Ma lasciamo stare questi dettagli e andiamo a raccontare questi due giorni a Firenze.

La spedizione vede come componenti, Alberto, Matteo e Don Danilo, ex parroco del mio paese.

Il viaggio di andata trascorre tra corsa e spiritualità, Don Danilo offre un punto di vista particolare sul correre, facendoci notare come ci siano elementi comuni tra praticare una disciplina sportiva e l'esercizio spirituale.

Potrebbe essere l'argomento di un dibattito.

Ci concediamo una bella passeggiata una volta arrivati a Firenze, sia nel pomeriggio, che in serata. Io sfrutto i miei ricordi di maratona di due anni fa, per guidare la truppa nei posti più caratteristici della città, facendo presente che in questo o quel punto passeremo con la maratona.

Dopo aver fatto il pieno di energie al ristorante, concludiamo il sabato con i preparativi per l'indomani.

Il giorno della gara è arrivato, come sempre con i nostri timori e la solita domanda sempre in testa, “ma chi me lo fa fare?”, andiamo verso la partenza.

La giornata sembra buona per correre, freddina ma soleggiata.

Durante il tragitto, incrociamo chi corre, chi sta ultimando i preparativi lungo il percorso, chi incomincia già a fare calcoli, chi cerca riparo dal freddo pungente dentro ai bar, ma incrociamo anche lo sguardo stupito di chi ci vede andare verso qualcosa che per molti è follia.

In zona partenza la città sembra un formicaio, gente che esce da tutte le parti.

Noi troviamo riparo dentro ad un gazebo e usciamo giusto il tempo necessario per fare una corsettina di riscaldamento e prendere posto in griglia.

Ci salutiamo e ci diamo appuntamento per il dopo gara.

Lo sparo finalmente ci libera dalla tensione, ma le prime fasi sono veramente concitate, perché come sempre c'è chi corre a zig zag, chi vuole passare dove non c'è spazio, c'è pure chi si concede il volo fuori programma. Ordinaria amministrazione.

Io una volta trovato il mio solito buchetto per correre in serenità, comincio la mia avventura, con un passo troppo allegro, però sono tutto sommato tranquillo perché ogni volta è così. L'entusiasmo.

Poi però smetto di guardare il cronometro e fare calcoli, cercando di correre a sensazione, mi avvicino a chi corre con me e cerco di capire se è un ritmo che posso tenere o meno, senza dare strappi.

La corsa nelle fasi successive, rimane sostenuta, a volte per merito del pubblico altre volte per il continuo alternarsi in testa al gruppetto dove mi sono accodato.

Qualcuno mi chiede che programmi ho, io rispondo arrivare e possibilmente resistere a questo bel ritmo. Verso metà maratona comincio a sentire le gambe meno leggere, complice anche il cambiamento di fondo stradale che passa da asfalto a sampietrino o lastrone, che oltre a essere impegnativo per la meccanica di corsa, ci richiede un'attenzione particolare per evitare cadute.

Per fortuna c'è sempre qualcuno ai lati delle strade che ci applaude, e che ci aiuta a continuare e a superare in alcuni punti il tracciato impegnativo, come al km 34 più o meno, dove mi si presenta davanti un cavalcavia che mi fa pensare “e adesso??” ma a questo punto i problemi sono altri, la meccanica di corsa è più pesante e comincia a fare capolino la paura di aver corso troppo forte e di veder sfumare tutto il bel lavoro svolto proprio alla fine.

Controllo il tempo e il passo e inevitabilmente comincio a fare proiezioni finali, che da un lato distolgono l'attenzione dalla fatica, ma da un altro punto di vista mi tolgono energie. A quel punto quando i numeri cominciano ad essere un'ossessione, decido di non guardare più il cronometro e andare e basta.

Percorro un paio di km correndo a testa bassa, e rispondo agli applausi alzando la mano ma non la testa, perché ho paura di non resistere alla tentazione di guardare quel maledetto cronometro che è sempre stato il mio compagno di viaggio negli allenamenti, ma che oggi corre inesorabilmente senza aver pietà dei miei sforzi. Per qualche attimo l'ho odiato, ma alla fine sarà nuovamente amore.

Il passaggio sul Ponte Vecchio è l'ultima botta di adrenalina, l'ultimo sussulto di energia per mettere fine a questa sofferenza psicologica e fisica.

Avanti tutta, adesso quello che rimane va gestito con cura, quando passo sotto l'arco dell'ultimo km, non ne posso veramente più, ma non voglio neanche mollare. Io il cronometro non l'avevo più guardato da un paio di km a questa parte, avevo una vaga idea di cosa poteva succedere, ma non pensavo con questi margini.

Dimentico la fatica, grazie agli applausi e agli incoraggiamenti, e incredibilmente sembro risorto, quando comincio il rettilineo che porta alle due ultime curve del tracciato, più mi avvicino al traguardo e più il tifo si fa assordante, penultima curva una bolgia, poi si comincia a sentire la voce dello speaker, ultima curva e finalmente quel tappetino rosso che vuol dire è fatta!!

Il pubblico è la marcia in più, braccia alzate e sguardo rivolto al traguardo, gioia immensa anche perché nel fissare l'arrivo non ho potuto fare a meno di vedere il cronometro.

Un ultimo scatto e poi gioia immensa.

Ricevo i complimenti di Marco Boffo e Monica Carlin, con immenso piacere, anche se poi mi tirano le orecchie perché non indosso nulla dell'azienda per cui sono ambasciatore.

Qui ho toppato. Ammetto l'errore.

Ritiro la medaglia e fiero me ne torno agli spogliatoi.

Messaggi e telefonate e poi finalmente posso asciugarmi il viso dalle lacrime.

Che bello sentirsi vivi.

Sarà una maratona da Dio”, così avevo strappato un sorriso all'amico Alberto, quando mi aveva detto che anche Don Danilo sarebbe stato dei nostri in questa avventura.

Veggente.

Complimenti a tutti e grazie per questi due bei giorni trascorsi assieme.

Grazie Firenze.

 

Ultimo aggiornamento Martedì 29 Novembre 2011 09:44
 
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